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NATI-MORTALITÀ DELLE IMPRESE CATANESI

Confesercenti News
01/01/2014
NATI-MORTALITÀ DELLE IMPRESE CATANESI


In nove mesi nate su base nazionale 296mila aziende, una su tre è ‘under 35’. Catania con 14.376 imprese giovanili ha un incidenza del 14,4% sul totale delle imprese iscritte alla Camera di Commercio della nostra provincia e si colloca al 8° posto della graduatoria nazionale, subito dopo Palermo.
Da Gennaio A Settembre Saldo lievemente negativo ma migliore rispetto al dato 2012
( diminuiscono di 533 unità le cessazioni )


La voglia di provarci resta forte nei giovani alle prese con la crisi. Dall’inizio dell’anno, secondo Unioncamere – Movimprese, un vero e proprio esercito di italiani ‘under 35’ ha deciso di tentare la carta dell’impresa scegliendo, come si diceva una volta, di mettersi ‘in proprio’. Delle quasi 300mila imprese nate tra l’inizio dell’anno e la fine di settembre, infatti, oltre 100mila (il 33,9%) hanno alla guida uno o più giovani con meno di 35 anni di età ..
Nella grande maggioranza dei casi (il 76,8%) si tratta di imprese individuali, la forma più semplice - ma anche la più fragile - per operare sul mercato; il 15,6% ha scelto invece la forma della società di capitale, più idonea a sostenere progetti di sviluppo anche ambiziosi. Catania con una presenza di 14.376 imprese ha una incidenza del 14,4% sul totale delle imprese iscritte alla camera di commercio della nostra provincia e si colloca al 8° posto della graduatoria nazionale.
Questa è la prova che i giovani catanesi, non hanno la voglia di lasciare la città” ha detto il Direttore di Confesercenti Catania, Salvo Politino, commentando i dati di Infocamere – Movimprese, e rimboccabndosi le maniche cercano di guardare con fiducia al domani. Abbiamo il dovere istituzionale e morale – continua Politino – di aiutarli e supportarli. Riteniamo che la componente giovanile sia di fondamentale importanza per il tessuto imprenditoriale nazionale e catanese.

LA NATI-MORTALITA’ DELLE IMPRESE CATANESI NEL III TRIMESTRE DEL 2013
Il saldo tra aperture e chiusere di imprese catanesi nel trimestre estivo è stato pari a +221 unità. A determinarlo hanno concorso 1.235 iscrizioni di nuove imprese ( 94 meno rispetto allo stesso trimestre del 2012) e 1.014 cessazioni di imprese esistenti (in diminuzione di 198 unità rispetto all'anno scorso).
Guardando alle forme giuridiche, in termini assoluti la tenuta del saldo è da ascrivere alle ditte individuali
( +137 unità, il 62% di tutto il saldo ) alle società di capitali (+64 unità, il 29% di tutto il saldo) e alle altre forme che crescono di 20 unità. Le notizie più negative vengono dal Commercio ( - 82 imprese), dall’agricoltura ( -115 imprese) dall’industria ( -36 imprese ), dall’edilizia (- 54 imprese ) dal turismo ( -28 imprese ); segnano un saldo positivo ( + 591 ) le cosidette imprese non classificate .
Catania con 383 Srl semplificate ad un euro, si colloca al 7° posto della graduatoria nazionale anche grazie all'abolizione del vincolo dei 35 anni di età.
Per quanto riguarda il mondo artigiano tra luglio e settembre il saldo tra aperture e chiusure di aziende artigiane è stato di 52 imprese in meno. A determinarlo hanno concorso 175 iscrizioni di nuove imprese
( 139 meno rispetto allo stesso trimestre del 2012) e 227 cessazioni di imprese esistenti (in diminuzione di 83 unità rispetto all'anno scorso).
Tra le imprese artigiane, l’arretramento è dato quasi per intero dalle ditte individuali (- 41 unità, pari al 79% del saldo negativo),e dalle società di persone ( - 9 unità, pari al 18% del saldo negativo ) e dalle altre forme che diminuiscono di 2 unità.
Con riferimento alle sole imprese artigiane, tutto il saldo negativo è spiegato dalle contrazioni delle Costruzioni (- 28 unità in tre mesi), delle Attività manifatturiere (- 15 ) e dei Trasporti e magazzinaggio (- 3).

LA NATI-MORTALITA’ DELLE IMPRESE CATANESI NELPERIODO CHE VA DA GENNAIO A SETTEMBRE DEL 2013
Nel periodo che va da Gennaio a Settembre del 2013 si è registrata l’iscrizione di 4.964 nuove imprese (18 in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) e la cessazione di 5.000 imprese (533 in meno rispetto a Settembre del 2012), con un saldo negativo per 36 unità contro le 551 unità in meno dello stesso periodo del 2012, a fronte di uno stock di imprese pari a 100.393 unità, contro le 100.842 dello stesso periodo del 2012 .

Il settore del commercio con 29.003 imprese del settore attive ( 124 in meno rispetto allo stesso periodo del 2012 ) registra a Settembre del 2013 836 nuove imprese iscritte ( 36 in più rispetto allo stesso periodo del 2012 ) e 1.587 imprese cessate ( 420 in meno rispetto al 2012 ) con un saldo negativo di 751 imprese ( 456 in meno rispetto al 2012 ); l’artigianato con 17.894 imprese del settore attive registra 833 nuove imprese iscritte (131 in meno rispetto allo stesso periodo del 2012 ) contro le 1.256 imprese cessate ( 119 in più rispetto al 2012 ) con un saldo negativo di 423 imprese ( 250 in più rispetto al 2012 ); l'industria con 6.573 imprese attive registra 119 nuove imprese ( 3 in meno rispetto al 2012 ) e 319 imprese cessate ( 38 in meno rispetto al 2012 ) con un saldo negativo di 200 imprese ( 35 in meno rispetto al 2012 ); l'agricoltura ( con 14.699 imprese attive che registra 393 nuove imprese iscritte ( 53 in meno rispetto al 2012 ) e 831 imprese cessate ( 167 in meno rispetto al 2012 ) con un saldo negativo di 439 imprese ( 114 in meno rispetto al
2012 ); il turismo con 4.068 imprese attive che registra 81 nuove imprese iscritte ( 10 in più rispetto al 2012 ) e 201 imprese cessate ( 20 in meno rispetto al 2012 ) con un saldo negativo di 120 imprese (30 in meno rispetto al 2012 ); l’edilizia con 9.954 imprese del settore attive registra 232 nuove imprese ( 55 in meno rispetto al 2012 ) e 559 imprese cessate ( 57 in più rispetto al 2012 ) con un saldo negativo di 327 imprese
( 112 in più rispetto al 2012 ).
Commentando i dati il Direttore di Confesercenti Catania Salvo Politino fa notare che le tasse, la burocrazia e la mancanza di liquidità sono i principali ostacoli che costringono molti neo imprenditori a gettare la spugna anzitempo. I dati restano preoccupanti, e riguardano soprattutto le piccole e piccolissime imprese. Il tasso di mortalità delle aziende a Settembre del 2013 è ancora troppo elevato anche se in diminuzione e più bilanciato dalla nascita di nuove realtà, infatti, se facciamo un bilancio tra le aziende che chiudono e quelle che aprono, questo bilancio anche se risulta negativo è nettamente inferiore al saldo dello stesso periodo del 2012. In ogni caso il tessuto economico catanese è composto dalle imprese che riescono a mantenere una grande vitalità malgrado le molte difficoltà che devono affrontare e che cercano di superare reagendo e rinnovandosi. Ovviamente questo non basta, questa capacità delle imprese va sostenuta dalle istituzioni, dalle banche, vi è la necessità di una maggiore apertura, senza delle politiche di rilancio non riusciremo ad uscire dalla crisi.
Si tratta di indicazioni da prendere con grande serietà ed occorrono strumenti efficaci e pianificati, per combattere una situazione che si prospetta molto difficile per l’economia del nostro territorio, che nonostante la crisi dimostra una buona dinamicità imprenditoriale.
Imprenditorialità, sviluppo e occupazione sono fattori intimamente legati tra loro e possono determinare la fortuna o il regresso di un sistema economico. In particolare, senza la dinamica positiva delle imprese ogni sistema economico è destinato al declino.
I dati – continua Politino – fotografano fedelmente l’immagine dell’economia reale segnata da profonde difficoltà e da una diffusa incertezza nel futuro. C’è bisogno di politiche di sostegno dell’impresa più piccola, quella diffusa da cui dipende il destino di milioni di famiglie e di giovani. Oltre a credito e semplificazione servono azioni straordinarie sul fronte occupazionale e fiscale. “Il Pil italiano è aumentato del 55,7% negli anni Sessanta, del 45,2% negli anni Settanta, del 26,9% negli Ottanta, del 17% nei Novanta e del 2,5% nel decennio 2000-2010. Negli ultimi 3 anni è addirittura diminuito. Questo dinamica non ha paragoni negli altri paesi occidentali. La bassa crescita che ha caratterizzato l’Italia negli ultimi tre decenni, e lo stato anemico del mercato del lavoro hanno sicuramente numerose e complesse cause.

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