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NOTA SUL TASSO DI NATALITA' E MORTALITA' DELLE IMPRESE CATANESI

Confesercenti News
30/04/2012
NOTA SUL TASSO DI NATALITA' E MORTALITA' DELLE IMPRESE CATANESI


Saldo positivo ( + 32 ) per gli artigiani, tengono le società di capitale (+205), diminuiscono le società di persone (- 532) e le ditte individuali (- 533)

Imprese Catanesi, il 1° trimestre del 2012 registra un saldo negativo: - 811 all’appello

Politino: si tratta di indicazioni da prendere con grande serietà ed occorrono strumenti efficaci e pianificati, per combattere una situazione che si prospetta molto difficile per l’economia del nostro territorio

Meno iscrizioni e più cessazioni: è così che, nel primo trimestre del 2012, si è allargata la forbice della vitalità delle imprese catanesi tra chi sceglie di entrare sul mercato creando una nuova attività (sono stati in 1950 tra gennaio e marzo) e chi, al contrario, ne è uscito (in tutto, 2761). In particolare, rispetto allo stesso periodo del 2011, le iscrizioni sono aumentate di 69 unità e le cessazioni sono aumentate di 450 unità, con il risultato di un saldo del periodo pari a - 811 imprese. Praticamente quasi il doppio rispetto ai primi tre mesi del 2011, quando erano mancate all’appello 428 imprese. In termini relativi, lo stock delle imprese registrate al 31 Marzo 2012 è di circa 100.192 con un tasso di crescita di -0,23% contro 99.261 imprese registrate a al 31 Marzo del 2011 e le 100.973 imprese registrate a Dicembre del 2011.
Quindi rispetto a Dicembre del 2011 si registra un calo di imprese registrate di circa 781 unità.
Questo, in sintesi, il quadro che emerge dai dati sulla nati-mortalità delle
imprese catanesi nel primo trimestre dell’anno, fotografati da Unioncamere – Infocamere - Movimprese.


IL QUADRO GENERALE

Secondo la rilevazione trimestrale condotta per Unioncamere da InfoCamere - la società di informatica delle Camere di Commercio italiane - a fare le spese del cattivo inizio d’anno sono state soprattutto le imprese più piccole.

Tra le forme giuridiche, l'aggregato negativo riguarda le imprese individuali che passano da 63.348 unità registrate a Dicembre del 2011 a 62.836 di Marzo del 2012, segnando un saldo negativo di circa 512 unità; le società di persone passano dalle11.572 unità registrate a Dicembre 2011 alle 11.034 registrate a l Marzo 2012, segnando un – 538. Gli unici segnali positivi continuano a venire dalle società di capitali, cresciute nei primi tre mesi dell’anno di 220 unità ( 19.108 registrate a Dicembre del 2011 e 19.328 registrate a Marzo del 2012 ) e dalle altre forme che registrano un incremento di 49 unità passando dalle 6.945 registrate a Dicembre del 2011 alle 6.994 registrate a Marzo del 2012 .

Tra i settori, in agricoltura le imprese registrate a Marzo del 2012 sono 15.665; il 1° trimestre del 2012 si chiude con un saldo negativo di circa 378 imprese ( 178 nuove imprese iscritte a Marzo del 2012 contro le 556 cessate ). Nel commercio le imprese registrate a Marzo del 2012 sono 31.367; il 1° trimestre del 2012 si chiude con un saldo negativo di circa 658 imprese ( 326 nuove imprese iscritte a Marzo del 2012 contro le 984 cessate ) Nelle costruzioni le imprese registrate a Marzo del 2012 sono 11.530; il 1° trimestre del 2012 si chiude con un saldo negativo di circa 154 imprese ( 75 nuove imprese iscritte a Marzo del 2012 contro le 229 cessate ). Nelle attività industriali le imprese registrate a Marzo del 2012 sono 7.522; Il 1° trimestre del 2012 si chiude con un saldo negativo di circa 127 imprese ( 35 nuove imprese iscritte a Marzo del 2012 contro le 162 cessate ) Col segno positivo chiudono, invece, le imprese non classificate che a Marzo del 2012 sono 12.908; Il 1° trimestre del 2012 si chiude con una crescita di circa 870 unità ( 1.173 nuove imprese iscritte a Marzo del 2012 contro le 303 cessate ) e le imprese artigiane che a Marzo del 2012 sono 18.840; Il 1° trimestre del 2012 si chiude con una crescita di circa 32 unità ( 291 nuove imprese iscritte a Marzo del 2012 contro le 259 cessate )

In Italia un'impresa su due - circa il 49,6% - chiude i battenti entro i primi cinque anni di vita. Un dato molto preoccupante che segnala la grave difficoltà che stanno vivendo le imprese, soprattutto quelle guidate da neo imprenditori. Commentando i dati il Direttore di Confesercenti Catania Salvo Politino fa notare che le tasse, la burocrazia e la mancanza di liquidità sono i principali ostacoli che costringono molti neo imprenditori a gettare la spugna anzitempo. "Molte persone, soprattutto giovani, tentano la via dell’auto impresa senza avere il know how necessario - fa notare Politino - tuttavia è un segnale preoccupante anche alla luce delle tragedie che si stanno consumando in questi ultimi mesi". Il pensiero va, infatti, a quei 23 suicidi tra i piccoli imprenditori che si sono registrati dall’inizio dell’anno ad oggi.
Secondo Politino, il meccanismo si sta spezzando: "I suicidi sono un vero grido di allarme lanciato da chi non ce la fa più". Infatti, le tasse, la burocrazia, la stretta creditizia e i ritardi nei pagamenti hanno creato un clima ostile che penalizza chi fa impresa. "Per molti - ha puntualizzato Politino - il suicidio è visto come un gesto di ribellione contro un sistema sordo ed insensibile che non riesce a cogliere la gravità della situazione". Sono molti in Italia a sottovalutare l’importanza delle piccole micro imprese in chiave occupazionale. Se, come sottolinea l’Unione europea, il 58% dei nuovi posti di lavoro è creato dalle imprese con meno di dieci addetti, e se, come risulta dai dati Istat, il 60% dei giovani italiani neoassunti nel 2011 è stato "assorbito" dalle micro imprese con meno di 15 addetti, è chiaro che, a questo punto, il governo non può non intervenire abbassando il carico fiscale sulle imprese e in generale sul mondo del lavoro, altrimenti sarà difficile far ripartire l’economia del Paese.
Si tratta di indicazioni da prendere con grande serietà ed occorrono strumenti efficaci e pianificati, per combattere una situazione che si prospetta molto difficile per l’economia del nostro territorio
Imprenditorialità, sviluppo e occupazione sono fattori intimamente legati tra loro e possono determinare la fortuna o il regresso di un sistema economico. In particolare, senza la dinamica positiva delle imprese ogni sistema economico è destinato al declino.
I dati – continua Politino – fotografano fedelmente l’immagine dell’economia reale segnata da profonde difficoltà e da una diffusa incertezza nel futuro. C’è bisogno di politiche di sostegno dell’impresa più piccola, quella diffusa da cui dipende il destino di milioni di famiglie e di giovani. Oltre a credito e semplificazione servono azioni straordinarie sul fronte occupazionale e fiscale.

I dati restano preoccupanti, e riguardano soprattutto le piccole e piccolissime imprese. Il tasso di mortalità delle aziende a Marzo del 2012 è ancora troppo elevato e non è più bilanciato dalla nascita di nuove realtà, infatti, se facciamo un bilancio tra le aziende che chiudono e quelle che aprono, questo bilancio risulta negativo.
In ogni caso il tessuto economico catanese è composto dalle imprese che riescono a mantenere una grande vitalità malgrado le molte difficoltà che devono affrontare e che cercano di superare reagendo e rinnovandosi. Ovviamente questo non basta, questa capacità delle imprese va sostenuta dalle istituzioni, dalle banche, vi è la necessità di una maggiore apertura, senza delle politiche di rilancio non riusciremo ad uscire dalla crisi.
La vita media, soprattutto delle ditte individuali, purtroppo, è molto bassa. Gli anni più difficili sono i primi, moltissime imprese dopo 4 anni cessano la loro attività. Le aziende, soprattutto quelle più giovani, hanno bisogno di certezze, nei tempi di pagamento, negli eventuali contributi che devono ricevere, se non c’è questa non può esservi programmazione.


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