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LIBERALIZZAZIONI: GUIDA AL DECRETO

Confesercenti News
14/02/2012
LIBERALIZZAZIONI: GUIDA AL DECRETO



Guida al Decreto Liberalizzazioni del governo Monti (DL n.1/2012) , con il dettaglio delle principali misure per imprese e professionisti, giovani imprenditori e Pmi.

La prima parte del Decreto Liberalizzazioni approvato dal Governo Monti e in Gazzetta Ufficiale dal 24 gennaio 2012 è in gran parte incentrata su ordini professionali e imprese: misure per la semplificazione delle attività economiche, Srl semplificate per i giovani che vogliono diventare imprenditori, saldo delle fatture arretrate per le Pmi che vantano crediti con le Pubbliche Amministrazioni (per mettere un freno al fenomeno del ritardo dei pagamenti dalla PA), nuove tutele per le microimprese e la lunga lista di interventi per quanto riguarda professioni (taxi, farmacie, avvocati, notai), banche e assicurazioni (conti correnti, Rc auto).
In tutto, 98 articoli, densi di provvedimenti che incidono sensibilmente sulla vita,e sulle tasche delle famiglie, oltre che sul lavoro ed il bilancio di imprese e professionisti. Analizziamo il decreto nel dettaglio, partendo dalle misure che riguardano le imprese.

Attività economiche e oneri amministrativi
L’articolo 1 del decreto liberalizzazioni elimina tutte le norme «che prevedono limiti numerici, autorizzazioni, licenze, nulla osta o preventivi atti di assenso dell’amministrazione» per l’avvio di un’attività economica, che non siano «giustificati da un interesse generale, costituzionalmente rilevante».
Dunque un’opera di semplificazione che prosegue con l’abrogazione anche delle norme che pongono alle attività economiche divieti e restrizioni «non adeguati o non proporzionati alle finalità pubbliche perseguite» così come le disposizioni di pianificazione territoriale che pongono «limiti, programmi e controlli non ragionevoli» e in particolare che «impediscono, condizionano o ritardano l’avvio di nuove attività economiche o l’ingresso di nuovi operatori economici» sul mercato, magari prevedendo un «trattamento differenziato» rispetto a quello dei concorrenti già operativi, oppure «impediscono, limitano o condizionano l’offerta di prodotti e servizi al consumatore» o ancora «alterano le condizioni di piena concorrenza fra gli operatori economici».
Divieti, restrizioni o oneri che rimangono devono sempre essere interpretati e applicati in senso restrittivo, tenendo presente il principio costituzionale che l‘iniziativa economica privata è libera.
Entro il 31 dicembre 2012 il governo emetterà i regolamenti per stabilire con precisione quali sono le restrizioni che vengono abrogate e quali le procedure che continueranno a richiedere l’assenso delle amministrazioni. Dal 2013 l’adeguamento a questi regolamenti costituirà elemento di valutazione della virtuosità di Regioni, Province e Comuni.

Tribunale delle imprese
Viene istituito dall’articolo 2 del decreto: di fatto non nasce un nuovo organismo ma vengono ampliate le funzioni delle sezioni già esistenti, istituite nel 2013 in 12 tribunali, che erano competenti solo in tema di proprietà industriale e intellettuale mentre ora diventano «sezioni specializzate in materia di impresa».
Le 12 sezioni sono presso i tribunali di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Trieste, Venezia.
Le nuove competenze relative alle imprese riguardano concorrenza sleale, diritto d’autore, class action, controversie fra soci (o fra soci e società, o relative a patti parasociali), trasferimento di partecipazioni sociali, impugnazione di decisioni degli organi sociali, appalti.
In pratica, si instaura una corsia dedicata per una vastissima gamma di contenziosi legati alle imprese. Per evitare un uso eccessivo e indiscriminante di questo strumento legale, viene quadruplicato il contributo necessario per aprire una causa. Obiettivo del tribunale delle imprese è rendere più veloci i processi relativi alle imprese e migliorarne la qualità.

Le società dei giovani
L’articolo 3 prevede interessanti novità per i giovani che vogliono tentare la carriera imprenditoriale: nasce una forma semplificata di Srl, società a responsabilità limitata, per giovani al di sotto dei 35 anni, che richiede un semplice atto costitutivo, e un capitale sociale di un solo euro.
In parole molto semplici, i giovani possono aprire società senza bisogno del notaio con un solo euro. E’ previsto però che quando un socio perda il requisito di età, ovvero superi i 35 anni, venga estromesso, a meno che l’assemblea non provveda immediatamente a deliberare la trasformazione della società.
Lo Statuto standard di queste srl semplificate verrà tipizzato con decreto del ministro della Giustizia di concerto con i dicasteri dell’Economia e dello Sviluppo Economico entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto.

Pratiche ingannevoli: tutela a microimprese
L’articolo 7 prevede la tutela delle microimprese da pratiche commerciali ingannevoli e aggressive, al pari di quanto previsto per i consumatori. Viene anche ribadito che le microimprese sono tutelate in materia di pubblicità ingannevole e di pubblicità comparativa illecita dal decreto legislativo 2 agosto 2007, n.145.

Imprese, recupero pagamenti dalla PA
Il decreto, con l’articolo 35, prevede un totale di 5,7 miliardi di euro a favore delle imprese che vantano ritardi nei pagamenti da parte della PA (sono molte, in particolare fra le Pmi, per le quali quelli dei ritardi dei pagamenti dalla PA è una vera e propria piaga). Parte di questa somma, per la precisione 2 miliardi, potrà essere restituita alle imprese (a quelle che opteranno esplicitamente per questa forma di risarcimento) sottoforma di titoli di stato.
Potranno essere risarciti in titoli di stato i crediti maturati entro il 31 dicembre 2011 (le altre forme di risarcimento previste dal decreto invece riguardano i crediti maturati entro la data di entrata in vigore, il 24 gennaio). Un decreto attuativo del ministero dell’Economia stabilirà le modalità precise, specificando quali titoli potranno andare in assegnazione e con quali modalità.
Gli altri 3,7 miliardi a favore delle imprese per estinguere i debiti della PA arriveranno dal riutilizzo dei fondi speciali derivanti dai residui passivi (2,7 miliardi) e da alcune poste contabili (un altro miliardo, che servirà ad estinguere i crediti relativi ai consumi intermedi).
Il decreto prevede che la somma di due miliardi che potrà essere rimborsata in titoli di stato può eventualmente essere incrementata, riducendo contestualmente le risorse relative al riutilizzo dei fondi speciali, in modo che la somma finale resti 5,7 miliardi.

I project bond
Fra le misure per lo sviluppo delle infrastrutture, l’articolo 41 prevede la possibilità di emettere project bond, da destinare a investitori qualificati, per «le società costituite al fine di realizzare e gestire una singola infrastruttura o un nuovo servizio di pubblica utilità». Le obbligazioni, nominative e non trasferibili a soggetti che non siano investitori qualificati, possono essere garantite da banche, fondazioni e fondi privati, secondo modalità che averranno definite dai ministeri dell’Economia e dei Trasporti. La documentazione di offerta deve evidenziare l’alto profilo di rischio.

Aiuti de minimis alle Pmi
L’articolo 70 prevede che il Fondo istituito «dall’ articolo 10, comma 1-bis, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77», che riguardava misure a sostegno deloo sviluppo nell’ambito degli interventi a favore delle zone terremotate, possa essere usato anche per gli aiuti de minimis alle Pmi (sono gli aiuti sotto i 200mila euro che non richiedono procedure di notifica all’Europa).

Capitale di rischio a nuove imprese
L’articolo 90 prevede “interventi per favorire l’afflusso di capitale di rischio verso le nuove imprese”. In realtà, si tratta di una serie di piccole modifiche a quanto già previsto dalla manovra finanziaria di luglio (art 31 del decreto 6 lulgio 2011 n.98 convertito con la legge 15 luglio 2011 n.111) per finanziare la crescita delle nuove imprese attraverso i fondi per il venture capital, che investono almeno il 75% dei capitali raccolti in società non quotate nelle fasi di sperimentazione (seed financing), costituzione (start-up financing), di avvio dell’attività (early-stage financing) o di sviluppo del prodotto (expansion financing). Rispetto a quanto previsto a luglio, questi fondi non devono più essere armonizzati Ue.
Altro cambiamento: le società devono avere sede in Italia (non più in uno stato europeo). Infine, è stato aggiunto che «le quote di investimento oggetto delle misure di cui al presente articolo devono essere inferiori a 2,5 milioni di euro per piccola e media impresa destinataria su un periodo di dodici mesi».

Fonte PMI.IT

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